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Centro italiano femminile di roma

Giornata della donna / Roma, 8 marzo 2004

“La santità nel quotidiano”
Dalla vita delle donne un impegno e una proposta per tutti

È questo il tema scelto dal Centro Italiano Femminile di Roma per celebrare il tradizionale appuntamento dell’8 marzo
L’incontro si è svolto a Roma nella sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.
Ha aperto l’incontro la Presidente del Centro Italiano Femminile di Roma, Emma Cavallaro

“A tutte e tutti benvenuti e grazie di aver accolto l’invito a partecipare a questo incontro ormai tradizionale del Centro Italiano Femminile di Roma.
È infatti ormai una cara consuetudine per noi ritrovarci insieme l’8 marzo per un momento di studio e riflessione, che tendono all’approfondimento di un tema che riguarda la vita delle donne e ciò nella certezza che dalla vita delle donne parte un fortissimo richiamo di novità.
Il nostro Vescovo, il Santo Padre Giovanni Paolo II, in una udienza di circa 20 anni fa, ricevendo le aderenti al Cif e all’Azione Cattolica invitava le donne “a riprendere con forza la parola” ed è questo invito che anima e sostiene il nostro impegno sempre, e vorrei dire in modo particolare, in queste iniziative.
“La santità nel quotidiano. Dalla vita delle donne un impegno e una proposta per tutti” è il tema su cui si fermerà oggi la nostra attenzione, lo affrontiamo convinte che la santità è la prima e fondamentale vocazione di ognuno di noi. Siamo tutti chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità.
Questa nostra vocazione affonda le sue radici nel Battesimo e non è una semplice esortazione morale, bensì un’insopprimibile esigenza del mistero della Chiesa.
E la vocazione alla santità è intimamente connessa con la missione e con la responsabilità che ci sono affidate, sia nella Chiesa che nel mondo
Approfondiremo tutto questo con l’aiuto di due prestigiosi relatori e cari amici: la professoressa Maria Luisa Di Pietro dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il dottor Luigi Accattoli, giornalista de “Il Corriere della Sera”, che ringrazio sin d’ora per la loro partecipazione. E affronteremo questa nostra riflessione avendo negli occhi e nel cuore una testimonianza di santità vissuta nel quotidiano e a noi vicina nel tempo, quella della beata Gianna Beretta Molla che sarà canonizzata dal Santo Padre il prossimo 16 maggio.
Alla sua memoria sarà conferito il premio Harmònia, Donna nella Chiesa, che inizia oggi il suo cammino per la felice intuizione di Betti Tocco.
Saluto e ringrazio in modo affettuoso e grato Sua Eccellenza Mons. Luigi Moretti vicegerente della nostra diocesi che, nonostante i suoi numerosissimi impegni, ha accettato il nostro invito.
Sua Eccellenza Mons. Moretti consegnerà il premio a Madre Virginia Beretta, Suora canossiana e sorella della beata Gianna che rappresenta tra noi le famiglie Beretta e molla e alla quale va la nostra più sincera gratitudine per questa presenza che ci è particolarmente cara e di cui avvertiamo tutto il significato e la preziosità.
Un grazie affettuoso e tenero desidero dirlo a Claudia Serafini Pallai, una giovane e valida professionista e mamma in attesa del terzo bambino che darà poi lettura della motivazione del premio.
Iniziamo ora la nostra riflessione convinte che, oggi più che mai, siamo chiamate a testimoniare con la nostra vita, sulle orme di Maria di Magdala, la nostra profezia di donne credenti, di donne che, avendo riconosciuto il volto di Cristo, corrono ad annunciare a tutti: “Ho visto il Signore”.

È intervenuto, poi, Luigi Accattoli, giornalista de “Il Corriere della Sera”

“Santità nel quotidiano è un tema epocale.
È la consegna cristiana propria della nostra epoca.
Dopo la santità degli apostoli, dei martiri e degli asceti, dopo quella dei monaci e dei frati, dei missionari e degli apostoli sociali.
Dopo i movimenti laicali e dopo che il Vaticano II ha affermato la “chiamata universale alla santità”.
Universale e dunque anche di chi vive nella professione e nella famiglia.
Ed ecco che oggi, a quarant’anni da quell’affermazione del Concilio, arriva il primo riconoscimento canonico di una vita esemplare, maturata per intero nella quotidianità: Gianna Beretta Molla, che verrà canonizzata domenica 16 maggio: è la prima santa sposata dell’epoca moderna, che visse per intero la sua avventura cristiana nella professione di medico pediatrico, nella vita di coppia, nella cura della casa e dei figli.
Non è un caso che questo primo riconoscimento vada a una donna: l’arte della quotidianità è parte essenziale del genio femminile.
Gianna Beretta Molla (1922-1962) aveva 39 anni quando accettò di morire per salvare la figlia. A due mesi dall’inizio della quarta gravidanza, scopre di avere un tumore all’utero e rifiuta l’intervento chirurgico che potrebbe salvarla. Il Papa proclamandola beata – dieci anni addietro- commentò così quell’”eroico amore”: “Ella, come medico chirurgo, era ben consapevole di ciò a cui andava incontro, ma non indietreggiò davanti al sacrificio”.
Muore di peritonite settica, una settimana dopo la nascita della bambina. Ma prima che l’eroica scelta finale, Gianna ci attrae con la compiutezza della sua avventura sponsale, che possiamo seguire attraverso le belle lettere che inviava al fidanzato e sposo Pietro Molla, chiamandolo affettuosamente Pedrin d’or: è la prima volta che sentiamo un santo d’oggi parlare la lingua della tenerezza e dell’intimità sponsale. (Il tuo grande amore mi aiuterà ad essere forte. Lettere di Gianna Beretta Molla al marito, San Paolo 1999)
“Vorrei proprio farti felice ed essere quella che tu desideri” scrive nella prima lettera , dopo che Pietro si è dichiarato (21 febbraio 1955). E nell’ultima: “Pietro mio, quanto ti penso! Come vorrei che tu fossi qui con noi. Grazie di tutto, Pedrin d’or, del tuo grandissimo amore, delle tue premure, della tua bontà” (4 febbraio 1961)
Non mancano le prove, si capisce, in questa avventura. Specie nell’attesa del secondo parto: “Caro Pietro, non avrei mai immaginato che si dovesse soffrire tanto a diventare mamma!” (II, 12) Ed ecco che la risorsa viene proprio dall’affetto sponsale: “il tuo grande amore mi aiuterà ad essere forte e a vincermi” (II, 4)
Il timore per la seconda maternità l’avevo incontrato anche nelle lettere che Maria Corsini inviava allo sposo Luigi Beltrame Quattrocchi, insieme al quale è stata proclamata beata nell’ottobre del 2001. mi aveva colpito allora la vicinanza dei sentimenti di Maria con quelli della mia sposa, al momento della seconda gravidanza! E ora ritrovo la stessa prova in Gianna Beretta Molla!
I santi sposati ci aiutano a comprendere quanto la vocazione evangelica possa far lievitare la pasta della vita quotidiana, ma anche quanto vi sia di naturalmente cristiano nella vita di ogni giorno.
La consapevolezza di vivere un “grande amore” si esprime anche nei saluti finali delle lettere di Gianna a Pietro.
Saluti che si fanno più diretti, con il crescere dell’intimità:

Con affetto (I, 1)
Con tanto affetto ti abbraccio (I, 6)
Ti bacio e ti abbraccio con tutto l’affetto (I, 11)
Un forte abbraccio dalla tua Gianna (II, 10)
Ti bacio e torno a baciarti con tutto l’affetto (III, 18)
Ti bacio forte forte (III, 22)
Un fortissimo abbraccio (III, 25)
Ti bacio con tanto tanto affetto in attesa di riabbracciarti e stringerti forte forte (III, 31)

La santità di una sposa non può che essere santità nel quotidiano. Una santità che –leggendo le lettere di Gianna- avvertiamo come crescita nella comunione di tutta la vita con l’uomo che ha sposato: “Il celebrante non ha nemmeno il chierichetto, quindi il signore è tutto per me, e per te, Pietro, perché ormai dove ci sono io, ci sei anche tu” (I, 4).
Ma santità nel quotidiano è ovviamente anche la cura della casa, dei bambini e della professione: lei è medico pediatra e oltre a lavorare nel proprio ambulatorio di Mesero, a cinque chilometri da Magenta, presta assistenza volontaria all’asilo nido delle suore e al consultorio per le mamme di Ponte Nuovo.
C’è poi l’impegno nell’Azione Cattolica.
Il delicato rapporto con i suoceri. Il passaggio per la chiesa ogni giorno, se non è impedito dai malanni dei bambini.
Infine la sua santità quotidiana è segnata dall’intreccio tra i momenti alti della vita di coppia a quelli più modesti, segnati –poniamo- dalla paura per gli spostamenti in aereo del marito. Gli scrive il 13 maggio 1959: “Ieri sera alla TV padre Mariano, parlando del vero amore del matrimonio, diceva che ‘il vero amore è l’amore che non dura solo un giorno, ma sempre’ e due sposi che sempre si sono amati, quando andranno in Paradiso s’accorgeranno che il tempo che si sono voluti bene è stato breve e gioiranno nel pensare che hanno tutta l’eternità dinanzi a loro, per continuare ad amarsi. Pedrin d’or, tu sai quanto ti amo, ti penso e ti desidero felice” (III, 12)
Gianna aveva fatto la coraggiosa, ai primi voli del marito: “se ti stanchi meno e fai più in fretta ti conviene senz’altro” (II, 24). Ma ora che Pietro è in America e vola quasi ogni giorno, lei smania a ogni notizia di incidente aereo e lo prega di usare il treno: “Mi spiace faccia tanto caldo e che per farmi contenta tu debba stancarti a viaggiare ore e ore in treno. Pazienza, Pedrin d’or, ma io sono più tranquilla non sapendoti in cielo” (III, 13). Questa dolce tirannia di sposa in ansia la confessa il 14 maggio 1959, il giorno dopo il racconto su padre Mariano e l’amore eterno!
Come per la fatica della seconda gravidanza, anche per questi timori familiari dei viaggi aerei, avendo volato tanto in vita mia, come sento vicina quell’esperienza: non quella di Gianna, ma quella di Pietro!
La santità nel quotidiano c’è sempre stata, ma solo oggi inizia ad essere riconosciuta. Ne viene –ai cristiani comuni che a essa sono chiamati- un particolare dovere di comunicazione.
La via testimoniale è quella da privilegiare.
La possibilità di essere cristiani interi nel mondo di oggi va affermata con la proposta di storie di vita, narrate nella lingua di tutti i giorni.
È una gran fortuna che di Gianna Beretta Molla abbiamo quelle 73 lettere!
L’esemplarità cristiana calata nel vissuto ordinario può tornare a farsi contagiosa.

Ha preso, quindi, la parola Maria Luisa Di Pietro, docente di Bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, del cui intervento riportiamo qui di seguito una sintesi.

“nella svolta culturale a favore della vita le donne hanno uno spazio di pensiero e di azione singolare forse determinante: tocca a loro farsi promotrici di un “nuovo femminismo” che …sappia riconoscere ed esprimere il vero genio femminile in tutte le manifestazioni della convivenza civile, operando per il superamento di ogni forma di discriminazione, di violenza, di sfruttamento” (Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae, n. 99)
Poche, ma incisive, parole per delineare l’impegno della donna nel quotidiano: vivere e contagiare l’attitudine a custodire, proteggere, ascoltare, dialogare, mediare. Nell’accettare la vita come dono, nel sostenere i primi passi dell’uomo, nella difficile ma imprescindibile opera educativa, nell’assistenza a chi è in difficoltà o la cui esistenza volge al termine, nella costruzione di una società, di un’economia e di una politica, più ricche di umanità e attente ai bisogni di ciascuno, la donna può farsi “risposta” ad una cultura intrisa di individualismo, di egoismo e della logica del dominio. Nel momento in cui la vita umana sembra non avere più valore e l’individuo umano è considerato sempre meno fine a se stesso e sempre più mezzo per raggiungere altri fini, la donna deve far sentire “forte” la sua voce e farsi promotrice di una nuova cultura della vita, dell’accoglienza, della solidarietà.

Al termine dei due interventi, Betty Tocco ha presentato il “Premio Harmònia. Donna nella Chiesa” che nasce in questo 2004 dal desiderio di attirare l’attenzione sull’apporto di tutte le donne, dal più umile a quello svolto in ambiti particolari e di grande responsabilità.
La consapevolezza che le donne sono una grande forza ed una immensa risorsa, non ancora del tutto conosciute ed utilizzate, è la sfida che dà vita a questo premio che inizia oggi il suo cammino.

Il “Premio Harmònia – Donna nella Chiesa 2004” è stato conferito alla memoria della Beata Gianna Beretta Molla.

Gianna Beretta nacque a Magenta (MI) il 4 ottobre 1922.
Dopo aver vissuto parte della sua fanciullezza e giovinezza a Bergamo e Genova, trascorse la sua esistenza nella stessa città di Magenta impegnandosi nella vita ecclesiale e nell’Azione cattolica ed esercitando la sua professione medica a Mesero.
Dal suo matrimonio con l’ing. Pietro Molla ebbe quattro figli. Davanti alle difficoltà sopraggiunte durante la quarta gravidanza, con ferma determinazione e grande fiducia nella Provvidenza, chiese che venisse salvata la vita della bambina che portava in grembo.
Morì il 28 aprile 1962, offrendo così la sua vita perché non fosse violato il mistero della dignità della vita.
Il 24 aprile 1994 è stata proclamata beata dal Santo Padre Giovanni Paolo II che il prossimo 16 maggio la canonizzerà.

“La beata Gianna Beretta Molla è la testimonianza che la santità nel mondo d’oggi è possibile: una santità fatta di cose semplici, della vita quotidiana”, ha detto Sua Eccellenza Mons. Luigi Moretti, vicegerente della diocesi di Roma, consegnando a Madre Virginia Beretta, suora canossiana e sorella della beata Gianna.
Claudia Serafini Pallai, una giovane mamma in attesa del terzo bimbo, ha infine letto la motivazione del premio:

Premio conferito alla memoria della beata Gianna Beretta Molla che sarà canonizzata il prossimo 16 maggio, dal Santo Padre Giovanni Paolo II per aver saputo vivere e testimoniare nella quotidianità della sua esistenza le gioiue delle cose semplici e l’eroismo.
Il premio viene conferito in occasione della Giornata internazionale della donna riconoscendo in Gianna Beretta Molla un perfetto esempio di sposa, madre di famiglia, donna impegnata nell’associazionismo e nel volontariato, medico e professionista esemplare che confrontandosi, giorno dopo giorno, con problemi, difficoltà e sofferenze ha saputo mostrare come ci possa santificare nella normalità.
Nell’onorare la memoria di Gianna Beretta Molla si vuole onorare e riconoscere l’eroismo e la testimonianza di tante donne, di tante mamme e di tanti genitori che vivono la loro esistenza, facendosi dono nel silenzio e la cui fedeltà quotidiana è davvero eroica ed è un grande e prezioso patrimonio per la Chiesa, per la città di Roma e per tutto il nostro paese.